La mostra su Van Dyck a Palazzo Ducale racconta il percorso europeo di uno degli artisti più raffinati del seicento, capace di trasformare il ritratto in un linguaggio psicologico e aristocratico. Le opere provenienti dai musei di tutta Europa ricostruiscono il periodo genovese, quando Van Dyck immortalò la nobiltà locale con un’eleganza solenne, e mostrano come la sua sensibilità visiva sapesse interpretare culture e ambienti diversi. Genova appare così come un crocevia artistico in cui l’artista trovò ispirazione e riconoscimento. Accostare questa esperienza al Cimitero Monumentale di Staglieno crea un dialogo naturale: nei dipinti di Van Dyck i volti rappresentano potere e identità, mentre a Staglieno le sculture funerarie trasformano la memoria personale in racconto collettivo. I due luoghi, uno chiuso e luminoso, l’altro aperto e silenzioso, condividono l’idea che l’arte sia un modo per resistere al tempo. Da una parte il ritratto che idealizza, dall’altra la pietra che testimonia. Insieme compongono un’unica storia su Genova: una città che non solo crea immagini di sé, ma le custodisce, le stratifica e le lascia parlare attraverso secoli diversi.

Partenza in autobus dalle località concordate per raggiungere via autostrada Genova. Palazzo Ducale ci attende presso l’Appartamento del Doge con la Mostra Van Dyck l’Europeo“Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra”. La mostra è un invito a mettersi in viaggio con gli occhi: un percorso che attraversa città, epoche e volti per raccontare la formazione, la trasformazione e la grandezza di Anthony van Dyck. Si apre con i suoi autoritratti giovanili: immagini intime e acerbe, segno di un artista ancora in divenire, che offre già tuttavia un primo sguardo sulla sua capacità di introspezione e sulla sua sensibilità per l’identità personale. Poi Genova arriva come un capitolo decisivo: in quegli anni Van Dyck ritrasse dame dell’aristocrazia, nobili famiglie, mercanti ricchi e influenti. Quei volti, quei tessuti, quelle pose eleganti non erano semplici ritratti ma affermazioni di status, potere e cultura. L’arte di Van Dyck, a Genova, divenne specchio di una società che voleva mostrarsi al mondo, e lui, con pennellate morbide, sguardi profondi, gesti composti, seppe interpretarla con straordinaria eleganza. Quando il percorso continua verso Anversa e poi Londra, si vede come ogni città lasci una traccia. Ad Anversa il giovane maestro confida le sue radici fiamminghe, la prima formazione; a Londra, in boccio alla corte del re, Van Dyck trasforma la sua arte per confrontarsi con nuovi poteri, nuove attese, nuovi simboli. La mostra non racconta solo quadri, ma una metamorfosi artistica e culturale: ogni tela è un frammento di storia, un ponte fra realtà diverse. Entrando nelle sale dell’Appartamento del Doge, compresa la Cappella Dogale, il visitatore diventa viaggiatore nel tempo e nello spazio. Le opere non sono presentate in ordine cronologico rigido, bensì per temi, potere, identità, committenza, devozione, moda, famiglia, dando forma a un racconto visivo che mostra come Van Dyck sapesse cambiare volto mantenendo intatta la sua sensibilità. Così, di fronte a un ritratto signorile, capisci che stai guardando non solo una persona, ma un mondo: i valori, le ambizioni, la storia di un’epoca. L’allestimento, con oltre cinquant’anni di lavori autografi provenienti da decine di musei europei, rende la mostra una retrospettiva monumentale, un’opportunità rara di vedere insieme la complessità e la versatilità di un genio. Alla fine del percorso, resti con l’idea che Van Dyck non fosse solo un pittore di ritratti, ma un cantore delle società che attraversava. I suoi dipinti sono come finestre su epoche e luoghi diversi, raccolte in un’armoniosa narrazione. Seconda colazione libera. Il pomeriggio sarà dedicato al Cimitero Monumentale di Staglieno, dove la visita lascerà un’impressione intensa grazie al suo intreccio di storia, arte e silenzio. I viali ampi, ombreggiati dai porticati ottocenteschi, guidano lo sguardo verso una successione di sculture che sembrano parlare attraverso la pietra. Ogni angolo rivela un racconto diverso, dai monumenti solenni delle famiglie nobiliari alle tombe più intime e poetiche. Tra le sepolture più curiose spicca la tomba di Caterina Campodonico, la venditrice di noccioline che volle lasciare un ricordo di sé scolpito con sorprendente realismo. Il suo sorriso fiero e il gesto della mano che offre il rosario danno l’impressione di incontrare una donna semplice ma determinata. Un'altra opera che colpisce è la tomba Oneto, con la celebre statua dell’Angelo dell’Amore. La figura dalle grandi ali piegate, lo sguardo assorto e la posa dinamica creano un contrasto tra eleganza e malinconia che la rende una delle sculture più fotografate. Da non meno notare è la tomba di Giacomo Carpaneto, dove un angelo giovanile sembra svegliarsi dall’eternità con un realismo sorprendente. L’espressione delicata del volto e la morbidezza delle pieghe del vestito fanno dimenticare che tutto è scolpito nel marmo. Passeggiare a Staglieno è come attraversare una galleria d’arte a cielo aperto, dove la memoria dei defunti si intreccia con la creatività degli scultori e con il fascino di un luogo unico nel suo genere. Dopo la visita, rientro per raggiungere le proprie località d’origine del viaggio.