L'anno 2025 fu Caravaggio e quest'anno Palazzo Barberini ci riprova con Bernini e i Barberini, ma non aspettatevi una mostra ad effetto woowww come quella dello scorso anno. Il rischio di affrontare questa mostra in maniera sbagliata potrebbe essere in aguato ed ecco perchè vi offriamo questo resoconto in seguito al nostro sopraluogo, utile per quando andrete a visitarla con noi o autonomamente: abbiamo cercato il modo di leggerla correttamente, valorizzarla e darle il ruolo che gli spetta. Ovviamente si tratta di un parere personale e quindi nei commenti sentitevi liberi di dire la vostra.
Bernini e Barberini in mostra: la scultura, la logistica delle opere, il barocco stesso ... insomma ci sono svariati temi che occorre prendere in considerazione per comprendere le scelte che stanno dietro a questa mostra e che forse rischiano anche di constituire il limite stesso di questa esposizione, tuttavia numerosi sono i punti di interesse e spunti di riflessione, nonchè notevoli i confronti possibili tra opere che normalmente si trovano in collezioni poste negli angoli più remoti del mondo. Confronti forse per addetti ai lavori, così quando arriverete nella sala della ritrattistica con 8 busti in sequenza di Urbano VIII, il pensiero di molti sarà: "mah sono tutti uguali questi busti!". Bene questo è l'errore da non fare e cercheremo di spiegarvi come intenderli ed apprezzarli, perchè non è scontato.
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«il Cavalier Bernini, quel famosissimo scultore che ha fatto la statua del Papa e la Dafne [...] ch'è il Michelangelo del nostro secolo [... e che] è un uomo da far impazzire le genti.»
Si potrebbe dire che Gian Lorenzo Bernini, nato a Napoli nel 1598, fosse figlio d'arte ovvero di quel tale Pietro che tra le altre cose firma la fontana della Barcaccia ai piedi di Trinità dei Monti e sarà con il babbo che farà i primi passi come anche documentato nella prima sala della mostra.
Gian Lorenzo dimostrò subito una stupefacente capacità di dare vita al marmo, tanto da essere spesso chiamato a completare o restaurare il lavoro di altri come ad esempio una Pietà di Michelangelo incompleta; sin da subito la sua straordinaria forza non poteva farlo rimanere nell'ombra paterna o nella stessa condizione di restauratore di opere altrui. Bernini era destinato alla gloria ed a superare il suo maestro e così, prima con l'appoggio di Scipione Borghese e poi dei Barberini, inizia un'ascesa come scultore, architetto, scenografo e pittore che lo renderà celebre anche alla corte di Francia.
Tutti noi conosciamo alcune opere come l' Apollo e Dafne o l'Enea ed Anchise della Galleria Borghese che ovviamente non sono presenti in mostra non fosse altro per motivi di difficoltà e rischio di trasporto oltre che di scelta, ma che ci emozionano per la grande capacità di resa realistica nella morbidezza delle carni, della fluidità dei movimenti, della leggerezza del stoffe e dei dettagli. Stupisce come spesso conosciamo praticamente solo le opere scultoree di un Bernini giovanile e poco di quello successivo che lo rese celebre come ritrattista, innovando il concetto che fino a lui vi era del busto commemorativo. Forse è più noto il Bernini architetto (pensate al Baldacchino di San Pietro oppure alla chiesa di Sant'Andrea al Quirinale) che colpì lo stesso Luigi XV, re di Francia, mentre poco o nulla si ha consapevolezza del Bernini pittore o organizzatore di grandi cantieri che la mostra invece ci restituisce precisamente.
Bernini in effetti fu tutto questo è forse questo è il primo grande valore di questa mostra: una riflessione sulle sfaccettature di un'artista poliedrico e sulle relazioni che lo resero uno dei padri del Barocco e che a Roma lasciò un segno indelebile. Dunque la mostra è un perfetto punto di partenza per investigare il lascito alla città attraversandola lungo un itinerario tra i suoi capolavori collocandoli correttamente.
Sarà che di fronte al genio di Gian Lorenzo Bernini ed alle immagini della sue opere che scorrono nella mia testa; sarà anche che l'elenco delle opere prestate non è stato rivelato prima dell'apertura per segretezza e sicurezza, e questo ha aumentato la curiosità e l'aspettativa; il percorso di visita nelle varie sezioni in cui la mostra è composta prende la forma di un viaggio verso un'epifania, una rivelazione, un climax, sala dopo sala, finchè non si arriva nella sezione di Bernini pittore e di qui inaspettatamente mi ritrovo nel bookshop. Una sorta di godimento interrotto.
Qui trovo, seduti su uno scalino, "i miei compagni di viaggio" con un atteggiamento mesto. A questo punto vi chiederete perchè vi propongo ben due itinerari di visita a questa mostra, quando vi sto parlando di un senso di "giudizio sospeso". Bella osservazione in effetti? Vi dirò quindi qual'è stata la mia riflessione su sull'idea che sta alla base di questa mostra dove da un lato rivela una volontà di spettacolarizzazione non così marcata e forsw una più spiccata dimensione scientifica, di confronto di opere normalmente lontane, di divulgazione delle ricerche condotte dagli studiosi. Insomma una spettacolare riflessione su un rapporto tra un committente ed un'artista che non necessita di un apice spettacolare di chiusura. Personalmente avrei preferito una conclusione anche con il rischio di essere scontatamente didattica, ma che potesse dare forza ed una chiave di lettura conclusiva dell'esperienza di visita, togliendo quei "punti di sospensione" che invece sembrano rimanere uscendo verso il bookshop...dove il catalogo edito Allemandi è veramente bello e per nulla caro per la qualità delle immagini e della stampa (euro 39,00). Ecco quindi che proprio quei punti di sospensione saranno il nostro inizio per approfondire la comprensione di Bernini ed i Barberini e di come abbiano lasciato un segno indelebile nella città. Insomma sarà come se la città, con le sue incomensurabili testimonianze, fosse il giusto completamento della mostra.
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La prima sala del percorso si apre subito con una ricca carrellata di opere di candido marmo che si stagliano sull'azzuro carta da zucchero che fa da sfondo all'allestimento. Un candido bagliore di cui Bernini è sovrano. Qui tuttavia si intrecciano i destini del padre Pietro e figlio Gian Lorenzo che nei primi anni camminano insieme tanto da rendere difficile comprendere chi è l'artefice tra i due in alcune delle opere esposte, ma passando da un'opera all'altra sarà come avvertire un farsi strada di un segno sempre più "vivo", vibrante ed intenso. Il segno di un giovane Gian Lorenzo Bernini che presto dimostrerà di avere superato il padre, riuscendo a dare vita al marmo come nessuno aveva fatto fino ad allora. Due raffigurazioni di San Sebastiano sono cosi meravigliosamente sensuali che risultano ipnotiche e di una perfezione disarmante. San Lorenzo è troppo bello per poter bruciare tra le fiamme di marmo realizzate quasi da sembrare accese. Teatrale, potente, sensuale così si presenta G.L. Bernini al cospetto di Scipione Borghese e poi Maffeo Barberini e la sua famiglia. Saranno gli anni delle opere che popolano Gallerie Borghese e che tanto amiamo e che forse ora dopo questa sala riusciremo a collocarle meglio nel percorso di crescita del nostro Bernini.
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Una seconda ragione per visitare questa mostra è vivere, attraverso immagini, documenti, oggetti svariati quanto affascinanti, la salita al soglio pontificio di Maffeo Barberini ovvero Urbano VIII ,che desideroso di lasciare un segno indelebile del suo passaggio chiama Bernini e gli affida la regia del rinnovamento di San Pietro ed dell'altar maggiore con gli apparati decorativi di tutta una serie di altari. Il Pontefice sarà uno dei più grandi artefici della trasformazione barocca della città e qui lo toccheremo con mano ricordando i 400 anni dalla consacrazione della nuova Basilica di San PIetro nel segno della piccola, ma laboriosa ape Barberini. Il Baldacchino di San Pietro è il simbolo di questo momento storico. Fresco di restauro questa sezione non può che essere un invito a tornare a San Pietro e guardare con occhi diversi questo capolavoro dandogli il giusto valore rivoluzionario e come tassello di una macchina scenica ben più estesa e che comprende pitture, altari e gruppi scultorei che non sempre furono realizzati da Gian Lorenzo Bernini, ma che lui curò nella progettazione complessiva e regia, dimostrando tutta la sua dote poliedrica di pittore, scultore ed architetto nonchè scenografo.
Sicuramente questa mostra ha la forza di metterci di fronte ad una vera "folla" di personaggi ritratti sotto forma di busto e che sono stati chiamati a partecipare a questo "raduno" dopo lunghi viaggi da ogni parte del mondo. Alcuni di essi realizzati per gli stessi palazzi della famiglia Barberini o degli altri casati romani; opere che da secoli non tornavano a "casa" anche se solo per una breve visita, tuttavia questa parata di illustri personaggi ed in primo luogo le varie rappresentazioni di Urbano VIII assumono un valore quasi emozionante perchè permettono un raffrontro tra materiali, realizzazioni, destinazioni originarie e rapporti con il committente che non sono stati possibili sino ad oggi. Per uno studioso questa è un'occasione imperidibile, quasi da pelle d'oca, mentre per un normale visitatore potrebbe viceversa dare la sensazione di una sequenza ripetitiva e di modesto interesse. Bernini per la prima volta nella storia aveva reso il busto oggetto di collezione e non solo oranamento destinato ad monumeto funerario. I grandi signori iniziarono a fare a gara per abbellire le proprie gallerie e saloni con opere e busti di Bernini. Dunque occorre dare atto che questa sezione testimonia un passaggio epocale...forse un pò per addetti ai lavori, ma comunque interessante e da leggere nell'ottica giusta.

C'è una sezione che potrebbe essere intesa come il teatro nel teatro o come un pittore che dipinge se stesso: si, qui in effetti quasi come un virtuosismo barocco il contenitore è anche parte del contenuto della mostra ed Palazzo Barberini stesso è frutto in buona parte dell'ingegno di G.B. Bernini che quindi viene ricordato con una serie di disegni progettuali. Ancora una volta la mostra è uno spunto di riflessione e per noi la partenza per condurvi ad una scoperta sul campo del palazzo, ma anche degli altri grandi interventi che fece a pochi passi come Sant'Andrea al Quirinale o le scultura-architetture-scenografie di San Maria della Vittoria con l'Estasi di Santa Teresa o la fontana dei fiumi su Piazza Navona. Il Barocco di Bernini e di Barberini aveva letteralmente trasformato la città all'insegna del novità.
In una sala di modeste dimensioni vengono presentati una serie di capolavori firmati da chi insieme al Bernini segnò la scena romana della scultura. Algardi che certamente seguì una strada parecchio diversa, ma con esiti ugualmente eclatanti oppure Finelli, nome poco noto, ma che vi sorprenderà per come da allievo apprenderà una capacità tecnica sopraffina di lavorazione del marmo tanto da raggiungere un virtuosismo per certi versi superiori al maestro... e forse in alcuni casi persino eccessivo! Quando vi troverete di fronte al busto del Giovane Michelangelo con tanto di ape Barberini che spunta dal colletto e con un tripudio di dettagli ...sarete quasi storditi. Così sarà evidente come Bernini fu un modello per molti scultori anche di origine straniera che seppero esportare le novità berniniane in scultura ed un bellissimo esempio di ciò in mostra è il ritratto del Nano del Duca di Créquy di François Duquesnoy.
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L'ultima sezione della mostra indaga soprattutto il Bernini pittore che raggiunge in alcuni casi esiti molto interessanti nonostante questa non fosse la sua arte principale e forse per questo rimase quella dove si sentì libero dalla costrizione del committente e di esprimersi in maniera fresca, a volte intima come raramente potè fare in scultura ... ad eccezione del busto della sua amata Costanza Bonarelli. Diventa dunque intrigante immaginare che dietro la ribalta di questa "star" del seicento romano ci fosse un uomo che visse la Roma di quegli anni, che si innamorò, che fece atti anche poco meritevoli e che visse le vie di Campo Marzio insieme a molti altri personaggi più o meno noti. Allora diventerà divertente ripercorrere i luoghi dove abitò ad esempio Via della Mercedè che curiosamente nel tempo da atelier dell'artista divenne luogo di intrattenimento e discoteca VIP negli anni '80 e '90 ed oggi rinato come elegante bistrot (vedi riquadro di approfondimento).
Insomma ogni sezione è un rimando ad un possibile percorso attraverso la città, che cercheremo di proporvi insieme alle Bussole d'Italia. Nel frattempo se proprio vogliamo trovare delle opere che possano suggellare la chiusura del percorso espositivo ed in cui ritrovare tutta la capacità ed estro barocco, nonchè il racconto dei sentimenti più intimi del nostro amato scultore, allora vi proponiamo i busti del Cardinale Baker e quello di Costanza Bonarelli ... davvero imperdibili.
A questo punto sta a voi, vedere se ciò che sono state le mie sensazioni personali corrispondono a ciò che avete vito o vedrete. Aspettiamo di sentire i vostri commenti e buona visita a tutti.

Durante gli anni trascorsi al servizio di Urbano VIII, Bernini conobbe Costanza Bonarelli, figlia di uno stalliere: la simpatia si trasformò ben presto in intimità e i due furono divorati da un amore travolgente che durò circa due anni.
Costanza era una donna bellissima e sposata, ma infedele. Correvano infatti delle voci che volevano la Bonarelli frequentare Luigi Bernini, fratello di Gian Lorenzo. Una mattina, quand'era ancora notte, Bernini decise di recarsi nella zona di San Pietro, dove era domiciliata Costanza: ma se sperava di poter finalmente smentire i pettegolezzi, così non fu, tanto che al sorgere del sole vide l'amante sull'uscio della propria dimora, mentre accompagnava Luigi fuori. Travolto dalla gelosia, Gian Lorenzo diventò violento, inseguí il fratello e lo bastonò alle porte di San Pietro con un'asse di ferro, sino a rompergli due costole (e l'avrebbe ucciso se non fosse stato per l'intervento di alcuni passanti). Per vendicarsi di Costanza, invece, Bernini ordinò a un servo di sfregiarla in viso con un rasoio, portandole via la propria bellezza.
Dopo lo scandalo, come punizione per il suo reato, Bernini fu multato di 3000 scudi. Ma, grazie ad una lettera della madre e all'intervento del Papa, riuscì a sfuggire alla pena pecuniaria, nell'ottica (condivisa da Urbano VIII) che i pittori e i poeti potevano permettersi ogni libertà.[12] Nell'immagine, il busto di Costanza Bonarelli, eseguito dal Bernini tra il 1636 e il 1638.
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